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1000 km di Mongolia in bicicletta, di Giovanni Panebianco

In bicicletta tra steppe, altipiani e deserti della Mongolia: Giovanni Andrea Panebianco e Matteo Colizzi, due romani con la passione dei viaggi e delle due ruote, per dodici giorni hanno attraversato lo scorso agosto il paese asiatico. Le tappe: Moron- Shine Ider – Jargalant -White Lake – Tsetselerg – Kharkorin – Lun – Ulan Bator per un totale di 1.032 chilometri.

 

Mongolia: ritorno a casa

Mongolia: ritorno a casa

Attraversare la Mongolia in bicicletta, è un sogno che in molti hanno ma che in pochi riescono o hanno il coraggio di realizzare. Il sacrificio da dedicare all’allenamento, il timore dell’ignoto che quel paese suscita, la complessa organizzazione logistica sono le principali motivazioni che spingono a lasciar perdere l’impresa. Ma quando c’è una forte motivazione, un pizzico di follia ed una buona dose di preparazione atletica (basata su uscite settimanali in bici e gelati di “Giovanni”, il gelataio di via Eleonora Duse) non esistono ostacoli. Sia ben chiaro, la Mongolia “non è un paese per signorine” e il senso dell’avventura dev’essere davvero spiccato per chi intraprende un viaggio di questo tipo.

L’impavido avventuriero si troverà spesso a mangiare prelibatezze di difficile digestione come zuppe di grassissima carne di pecora, cervello di marmotta, il tutto annaffiato da litri di latte di giumenta fermentato; dovrà spiegare le difficoltose situazioni che inevitabilmente lo accompagneranno durante tutto il percorso a dei pastori nomadi, che continueranno a far cenno di “si” con la testa non avendo capito nulla di quello che starà cercando di spiegare (è complicato domandare anche se la strada che si percorre è quella giusta o meno); si troverà a dormire in posti estremi su durissime panche di legno; non si laverà per giorni “la mia esperienza personale a riguardo è durata 5 giorni, prima di potermi lanciarmi in un fiume con l’acqua a 5 gradi”. Pero’ saranno i panorami mozzafiato, il senso della solitudine, la natura selvaggia, l’ospitalità dei Mongoli a ripagare in senso assoluto, tutti gli enormi sforzi affrontati.

Mongolia: Equus Przewalskii (cavalli mongoli)

Mongolia: Equus Przewalskii (cavalli mongoli)

Arrivati ad Ulan Bator dopo 10 ore di volo, l’Aereoflot ha smarrito le ns bici, che sono rimaste a Mosca ed arrivate al Gengis Khan International Airport, il giorno seguente. (1°intoppo) Giunti a Moron (punto di partenza del viaggio) con volo interno (velivolo ad elica della Eznis airways) rimontiamo le bici (impacchettate a dovere con 5 metri di pluriball da Roma) facciamo il pieno di benzina al fornello da campo, compriamo qualche bene di sussistenza al primo mercato locale e ci imbattiamo nella steppa. Il contachilometri segna 35 km quando inspiegabilmente ci perdiamo di vista. Una serie di casualità, prime tra tutte: terreno collinoso e piste di fango che si intersecano, fanno si che solo dopo 3 interminabili giorni e ad una distanza di 90 km dal punto di partenza riusciamo a ritrovarci senza aver affrontato non poche problematiche logistiche. Pernottamento in hotel senza bagno e con gli scarafaggi, bancomat non funzionante, linea telefonica inesistente, comunicazione con i mongoli impossibile.

Mongolia: risate con ragazzo mongolo

Mongolia: risate con ragazzo mongolo

Ripreso il viaggio da Shine Ider è filato tutto liscio o quasi (cadute, forature e qualche guaio meccanico a parte). Percorsi con salite devastanti (anche 18% di pendenza) per raggiungere passi fino a 2800m di altezza con tanto di nevicata il 22 di agosto, con 35 kg di peso da spingere con la sola forza delle gambe! Pioggia, vento ed escursioni termiche giornaliere anche di 28 gradi! Si dorme nelle gher dei Mongoli che offrono i loro letti (panche di legno), un fuoco acceso, ed una tazza di latte di giumenta per 10.000 Tugrik (6 euro) La banconota piu’ alta in Mongolia è da 20.000 Tugrik che equivalgono a 12 euro!! Le strade quando non sono mulattiere di fango, sono asfalti bucati come Emmental svizzeri. La gente è ospitale e molto curiosa di vederti e di toccarti!! (manco fossimo arrivati da Marte). Ma è proprio li che la sensazione è quella di stare su Marte! Quando si fissa un punto all’ orizzonte la prima cosa a cui si pensa…..è che in quel preciso punto, con grande probabilità nessun uomo ha mai posato il suo piede! Le distanze sono enormi ovunque! Il sole quando esce, picchia duro (il percorso si estende su un altopiano che in media sta a 1500 metri s.l.m) e sopraggiungono scottature e dolorose herpes da sole. Gli Animali sono ovunque. I Cavalli hanno un rapporto di 1 a 13 rispetto agli uomini e vantano anche la specie degli Equus Przewalskii, rari cavalli che hanno rischiato l’estinzione, poi Mucche dal pelo lungo, pecore, capre, maestose aquile ed enormi cani della razza dei pastori del caucaso, provate a digitare “pastore del caucaso” su google e vi farete un idea di quello di cui sto parlando!

valeriontheroad

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Papà (neo) Travel Blogger. Innamorato del mondo e cultore del viaggio "On The Road".

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